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Acidi grassi essenziali: proprietà e funzioni

Acidi grassi essenziali: proprietà e funzioni

di in Nutrizione

ultima modifica: 05 maggio 2016


La raffinazione industriale di grassi ha di fatto eliminato gli acidi grassi essenziali dalla nostra catena alimentare. Un apporto corretto di acidi grassi essenziali (EFA) nella dieta può portare benefici intermini di salute e benessere.

In quest'epoca di fobia per i grassi, in cui vere e proprie barriere di cibi: basso contenuto di grassi o privi di grassi sono state erette sugli scaffali dei negozi alimentari, può sembrare strano al consumatore sentire parlare di integratori di acidi grassi essenziali. In realtà, queste raccomandazioni sono perfettamente sensate.

È vero che i consumatori non dovrebbero consumare più del 30% dell'apporto calorico quotidiano sotto forma di grassi, ma una carenza di acidi grassi essenziali ha probabilmente un ruolo significativo nell'insorgenza di molte patologie degenerative croniche.
Molti esperti stimano che circa l'80% della popolazione americana ed europea consuma quantità insufficienti di acidi grassi essenziali.

Questa carenza dietetica può rivelarsi rischiosa per la salute.

Carenza di acidi grassi essenziali

La raffinazione industriale di grassi, prodotti a base di oli e alimenti contenenti queste sostanze ha di fatto eliminato gli acidi grassi essenziali dalla nostra catena alimentare. Oltre a ciò, si è verificato un eccezionale aumento della quantità di grassi e oli non naturali nella dieta, sotto forma di acidi grassi trans e oli parzialmente idrogenati.
Poiché questi 'grassi sintetici' sono diventati centrali nella dieta, i nostri sistemi organici non sono evoluti al punto da riuscire a gestirli. La degradazione degli oli polinsaturi porta a un deficit generale di questi nutrienti così basilari per la vita.

Gli acidi grassi essenziali si trasformano, nel processo di trattamento, da promotori della salute in sostanze micidiali e letali. Tre sono i principali fattori che portano a una carenza di acidi grassi essenziali.

  • Indisponibilità di oli di alta qualità, ricchi dì acidi grassi essenziali, a causa della commercializzazione di massa e della raffinazione dei prodotti contenenti grassi e oli.
  • Trasformazione degli oli omega-3 e omega-6 in composti tossici (idrogenati e trans isomeri).
  • Competizione metabolica degli acidi grassi idrogenati e degli acidi grassi trans con gli acidi grassi essenziali.

Di seguito sono elencati alcuni segni e sintomi tipici, ma non esclusivi, di un deficit di acidi grassi essenziali.

  • Affaticamento, malessere, calo del desiderio sessuale
  • Mancanza di resistenza
  • Pelle secca
  • Unghie fragili
  • Capelli secchi e privi di tono
  • Secchezza delle mucose, del condotto lacrimale, della bocca e della vagina
  • Digestione difficile, meteorismo (presenza di gas nell'intestino), gonfiore
  • Stipsi
  • Riduzione delle difese immunitarie
  • Frequenti raffreddori e malattie
  • Dolori e infiammazioni articolari
  • Angina, dolore al petto
  • Depressione
  • Mancanza di motivazione
  • Perdita della memoria
  • Amnesia
  • Ipertensione
  • Disturbi cardiovascolari
  • Artrite

Frutta secca e noci sono fonte di acidi grassi essenziali

Omega-3 ed Omega-6 e metabolismo delle prostaglandine

L'equilibrio degli oli Omega-6 e Omega-3 è fondamentale per il corretto metabolismo delle prostaglandine.

Le prostaglandine (e i composti connessi) sono molecole simil-ormonali derivate dagli acidi grassi a 20 molecole di carbonio, contenenti tre, quattro o cinque doppi legami. Gli acidi linoleico e linolenico possono essere convertiti in prostaglandine tramite raggiunta di due molecole di carbonio e la rimozione delle molecole di idrogeno (qualora necessario).
Le prostaglandine sono importanti per la regolazione di vari fattori.

  • Infiammazione, dolore e tumefazione
  • Pressione sanguigna
  • Funzione cardiaca
  • Funzione e secrezioni gastrointestinali
  • Funzione renale ed equilibrio idroelettrolitico
  • Coagulazione sanguigna e aggregazione delle piastrine
  • Risposta allergica
  • Infiammazioni
  • Trasmissione nervosa
  • Produzione di steroidi e sintesi ormonale

Le prostaglandine vengono classificate in base al numero di doppi legami negli acidi grassi. Le prostaglandine della serie 1 e della serie 2 provengono dagli acidi grassi Omega-6, ove l'acido linoleico costituisce il punto di inizio.

L'acido linoleico è trasformato in acido gamma-linolenico e successivamente in acido diomo-gamma-linolenico; quest'ultimo contiene tre doppi legami ed è precursore delle prostaglandine della serie 1. L'acido diomo-gamma-linolenico può anche essere convertito in acido arachidonico che contiene quattro doppi legami ed è precursore delle prostaglandine della serie 2.

Tuttavia, poiché la delta-5 desaturasi (l'enzima responsabile della conversione dell'acido diomo-gamma-linolenico in acido arachidonico) preferisce gli oli Omega-3, la principale fonte di acido arachidonico è la dieta. Unitamente ai grassi saturi, l'acido arachidonico si trova quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale.
Il percorso delle prostaglandine Omega-3 può iniziare con l'acido alfa-linolenico che può essere convertito in acido eicosapentaenoico, precursore delle prostaglandine della serie 3. Sebbene l'acido eicosapentaenoico si trovi preformato in pesci come il salmone, lo sgombro e l'aringa, alcuni oli vegetali, come l'olio di semi di lino e di canola, possono fornire l'acido alfa-linolenico e aumentare i livelli di acido eicosapentaenoico e prostaglandine della serie 3 nell' organismo.
Le prostaglandine delle serie 1 e 3 sono generalmente considerate 'buone', mentre quelle della serie 2 sono reputate 'cattive'. Questi attributi acquistano un senso solo se si considerano gli effetti sulle piastrine. Le prostaglandine della serie 2 favoriscono l'adesività delle piastrine (un fattore che porta all' indurimento delle arterie, alle cardiopatie e all'infarto). Al contrario, le prostaglandine delle serie 1 e 3 prevengono l'adesione delle piastrine, migliorano il flusso sanguigno e riducono le infiammazioni.

 

Alterando il tipo di oli vegetali consumati e accumulati nelle membrane cellulari, è possibile 'manipolare' il metabolismo delle prostaglandine.

Questa sorta di condizionamento può risultare assai efficace nel trattamento delle infiammazioni, delle allergie, dell'ipertensione e di altri stati patologici. Nella maggior parte delle casi, l'obiettivo è duplice: ridurre il livello dell' acido arachidonico e aumentare quello degli acidi diomo-gamma-linolenico ed eicosapentaenoico. Questo obiettivo si raggiunge, generalmente, tramite la riduzione dell'apporto di alimenti animali (con l'eccezione dei pesci tipici dei mari freddi) e l'integrazione della dieta con olio di semi di lino.
Sebbene diversi studi abbiano dimostrato che l'olio di semi di lino non è efficace quanto l'olio di pesce nell'aumentare le concentrazioni di acido eicosapentaenoico nei tessuti e nel ridurre quelle di acido arachidonico, questi stessi studi non tengono conto di un fattore importante[1][2]: i partecipanti alla ricerca hanno continuato a seguire una dieta ricca di acidi grassi Omega-6.
In uno studio più recente si è tentato di determinare il potenziale dell'olio di semi di lino nell' aumentare la concentrazione di acido eicosapentaenoico nei tessuti di soggetti umani sani[3]. A differenza degli studi precedenti, questo prevedeva una dieta povera di oli Omega-6 mediante l'uso di altri oli vegetali e l'integrazione della dieta con 13 g (circa 1 cucchiaio e mezzo) di olio di semi di lino al giorno. I risultati dello studio hanno mostrato che gli integratori di olio di semi di lino, unitamente al ridotto apporto di acido linolenico, aumentano i livelli di acido eicosapentaenoico nei tessuti in modo comparabile solo agli integratori di olio di pesce.

L'olio di semi di lino è molto ricco in acidi grassi essenziali

L'olio di semi di lino è molto ricco in acidi grassi essenziali

Integrazione di acido gamma-linolenico

Enotera, mirtilli e olio di borragine contengono acido gamma-linolenico, un acido grasso Omega-6 che agisce da precursore delle prostaglandine 'buone' della serie 1. Sebbene gli integratori di acido gamma-linolenico siano piuttosto popolari, i risultati delle ricerche effettuate sono controversi e non così positivi come quelli sugli oli Omega-3.

Gli studi hanno dimostrato che a lungo termine gli integratori di acido gamma-linolenico aumentano i livelli di acido arachidonico nei tessuti abbassando, nel contempo, quelli di acido eicosapentaenoico[4]. Ovviamente, questo effetto va in direzione contraria all'obiettivo di ridurre l'infiammazione abbassando i livelli di acido arachidonico e aumentando quelli di acido eicosapentaenoico nei tessuti.
Inoltre, poiché l'acido gamma-linolenico può derivare dall'acido linoleico, è difficile stabilire in che misura gli effetti sono causati dall'acido gamma-linolenico piuttosto che da quello linoleico. Molte fonti di acido gamma-linolenico sono, in realtà, più ricche di acido linoleico: per esempio, l'enotera (o 'primula della sera') contiene solo il 9% di acido gamma-linolenico ma ben il 72% di acido linoleico.
In molte circostanze gli oli a elevato contenuto di acido linoleico (come l'olio di cartamo e quello di soia) possono apportare gli stessi benefici dei prodotti a base di acido gamma-linolenico e con costi minori.

L'olio di semi di lino contiene una quantità più che doppia di olio omega-3 rispetto all'olio di pesce, essendo allo stesso tempo una buona fonte di acido linoleico. Inoltre, l'olio di semi di lino può offrire benefici che l'olio di pesce e i prodotti a base di acido gamma-linolenico non hanno o hanno a un prezzo assai superiore.

 

La produzione di famiglie di prostaglandine appartenenti alle serie 1, 2 e 3 dipende dal tipo e dalla qualità degli oli e dei grassi che consumiamo.

La sfida consiste nell'assumere acidi grassi Omega-6 e Omega-3 in un rapporto di circa 4:1, ovvero il quadruplo di acidi grassi omega-6 rispetto agli omega-3[6], Questo significa che per raggiungere una sintesi ottimale di prostaglandine si devono consumare quattro parti di omega-6 per ogni singola parte di omega-3.

Questi dati inducono alcuni a sostenere il consumo di prodotti a base di oli e grassi in modo da avvicinarsi al rapporto di 4:1.

 

  1. Nettleton JA, Omega-3 fatty acids: Comparison of piant and seafood sources in human nutrition. J Am Diet Assoc 91,331-337, 1991.
  2. Cunnane SC, et al., Alpha-linoleic acid in humans: Direct functional roIe or dietary precursor. Nutrition 7, 437-439, 1991
  3. Mantzioris E, et al., Dietary substitution with alpha-linoleic acid-rich vegetable oil increases eicosapentaenoic acid concentrations in tissues. Am J Clin Nutr 59, 1304-1309, 1994.
  4. Janti J, Evening primrose oil in rheumatoid arthritis: Changes in serum Iipids and fatty acids. Annals Rheum Dis 48, 124-127, 1989.
  5. The Gamma-Linoleic Acid Multicenter Trial Group, Treatment of diabetic neuropathy with gamma-linolenic acid. Diabetes Care 16, 8-15, 1993.
  6. Schlomo Y and Carasso RL, Modulation of learning, pain thresholds, and thermoregulation in the rat by preparations of free purified alpha-linolenic and Iinoleic acids: Determination of the optimal w3-to-w6 ratio. Proc Natil Acad Sci 90, 10345-10347, 1993.

 

Tag: grassi

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