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Stress e malattie del nuovo secolo

Stress e malattie del nuovo secolo

di in Integrazione - Estratti d'erbe

ultima modifica: 06 giugno 2018


Per concludere il capitolo degli articoli riguardanti lo stress e i suoi pericolosi effetti collaterali, ho voluto affrontare i caratteri che si possono riscontrare quando parliamo di stato stressante cronicizzato prolungato nel tempo, che può dare luogo a numerosi sintomi e malattie che sono tipiche del nostro secolo, e di cui sottovalutiamo spesso l'esistenza e l'eventualità della loro comparsa.


Il nostro secolo porta con se moltissime evoluzioni: in campo medico scientifico, nella ricerca e nei nuovi metodi di cura delle patologie.
Senza alcun dubbio si pone come snodo e punto di svolta su tantissimi argomenti, generando nuove tecnologie anche nel campo dell’integrazione e della supplementazione per lo sport amatoriale e professionistico. Basti pensare al GlycoBol, o alla sustamina, integratori concepiti per ogni fase dell’allenamento, quando negli anni ‘90 esistevano solo le proteine in polvere di dubbia provenienza.
L’avvento di questo secolo trascina con sé anche una serie di effetti collaterali dovuti allo stress, che generano molteplici patologie che derivano da quest’ultimo e che si propagano sempre più nella società moderna, figlia di obiettivi e scadenze lavorative sempre più impellenti.
In effetti il lavoro oggi si pone al primo posto nella vita di una persona, sia in quanto fonte di reddito primaria, sia perché oggigiorno la concorrenza risulta sempre più alta in ogni settore e dunque soddisfare le richieste di società e aziende diventa particolarmente impegnativo per chiunque.
Ecco che allora si alza l’asticella sul raggiungere nuovi traguardi per esser sempre un passo avanti agli altri e dimostrare di meritare il ruolo che si ricopre.
Lo stress che genera stati patologici si divide in due categorie:

  • acuto, quando l’evento traumatico è limitato a un episodio e dunque non comporta troppi danneggiamenti;
  • cronico, il quale invece rappresenta la componente determinante per la possibilità di sviluppare malattie ai danni del corpo.

I disturbi legati allo stress

Gli eventi della vita, sovente, provocano alla lunga un carico emotivo e una pressione psicologica talmente alta che si ripercuote a livello fisico con conseguenze che possono sfociare in patologie più serie:

  • Disturbi post traumatici da stress; disturbo di tipo psicologico che si manifesta in conseguenza a un evento traumatico in cui il soggetto ha subito o assistito a episodi di natura violenta che determinano la comparsa di ricordi spiacevoli sotto forma di incubi ricorrenti, pensieri o percezioni.
  • Disturbi psicosomatici quali asma bronchiale, ipertensione arteriosa, colite, eczema cutaneo, alopecia psicogena, ulcera gastro-duodenale; tutti disturbi che hanno a che fare con il collegamento tra mente e organi interni. Il soggetto, non abituato a esternare le problematiche e le tensioni, le immagazzinerà al suo interno, provocando i suddetti effetti collaterali negativi sul proprio corpo.
  • Fibromialgia, malattia reumatica a eziologia sconosciuta che affligge il sistema muscolo- scheletrico. Si manifesta con dolore muscolare e articolare intenso, con rigidità generalizzata o localizzato per esempio nella zona lombare attraverso anche stanchezza, affaticamento e infine con disturbi del sonno.
  • Depressione e disturbi bipolari.
  • Disturbi d’ansia, difficoltà nel gestire stati emotivi alterati dal quotidiano, impossibilità di trovare una soluzione a eventuali problematiche che si riscontrano e dunque attivazione di un circolo vizioso che non ha apparentemente fine. Spesso gli stati d’ansia, nei casi più gravi possono sfociare in attacchi di panico.
  • Disturbi della sfera sessuale; l’ansia da prestazione, nella vita come poi nella sfera sessuale, si ripercuote provocando momentanea impotenza.
  • Disturbi in rapporto all’alimentazione come anoressia e bulimia, stato nervoso e di agitazione che porta l’individuo a sfogarsi contro il cibo, o con attacchi di fame improvvisi che finiscono con delle abbuffate, oppure alla totale mancanza di cibo.
  • Tachicardie e alterazione del battito cardiaco momentanee e riferite al periodo di stress esterno, come extrasistole o battiti improvvisamente più veloci, dovuti a una attività elettrica del cuore anomala.
  • Dermatiti che possono sfociare in psoriasi gravi. La psoriasi è una malattia che nasce da una infiammazione cronica della pelle che si manifesta attraverso la comparsa di macchie rosse piuttosto spesse, accompagnate da chiazze vere e proprie che causano bruciori e pruriti. Chiamate placche, esse si estendono in maniera più o meno vistosa a seconda del soggetto sopratutto nelle zone come le piante dei piedi, le ginocchia, il cuoio capelluto e i gomiti. Non è contagiosa, compare in soggetti adulti indipendentemente dal sesso e ha una fortissima componente di natura genetica.
  • A livello patologico vero e proprio non vanno sottovalutate le patologie autoimmuni, che in questo ambito trovano ampio spazio e sviluppo (polso e mano, spalla), come nel caso dell’artrite reumatoide.

Ecco che lo stress eccessivo prende di mira le ghiandole che più di tutte si occupano, all’interno del nostro organismo, di elaborare la risposta allo stress acuto e cronico: le ghiandole SURRENALI, deputate alla sintesi di numerosi ormoni definiti steroidi.

La risposta dell'organismo allo stress

In risposta allo stress acuto, esse liberano catecolamine (adrenalina e noradrenalina) che sono le responsabili della risposta “fight or flight” (“combatti o fuggi”) e forniscono l’energia e l’accelerazione metabolica necessaria per affrontare una situazione di pericolo immediato.
Una quantità moderata di stress non ha alcun effetto negativo sulla nostra salute anzi, è considerata uno stimolo positivo, ma quando lo stress diventa continuo nel corso del tempo per i più disparati motivi, il carico per le nostre ghiandole surrenali diventa eccessivo, e queste iniziano a perdere la loro efficienza. Possiamo elaborare un processo naturale di risposta da parte delle nostre piccole ghiandole, dividendolo in fasi specifiche:
La prima fase di risposta allo stress è quella di allarme in cui l’organismo sottoposto a uno stimolo (stressor) si attiva in uno stato di allerta (con un aumento del battito cardiaco, della circolazione sanguigna, del respiro, della produzione ormonale) per fronteggiare lo stimolo stesso. Quindi abbiamo un’aumentata produzione e liberazione di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e in seguito di cortisolo.
Se gli stressor permangono si passa alla seconda fase che è quella definita “di resistenza”, in cui si chiede al nostro organismo un funzionamento  condotto a un ritmo più elevato al fine di ripristinare l’omeostasi. Se lo stress dura molto a lungo gli ormoni restano sopra i livelli normali ed è soprattutto il cortisolo a essere prodotto in maggiori quantità. Questo alla lunga porta anche a una diminuzione dell’attività immunitaria.
Infine, se lo stressor dura abbastanza a lungo si passa alla terza fase, detta di esaurimento, in cui l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare; si ha il cedimento delle difese immunitarie e l’organismo, incapace di reagire, si indebolisce favorendo la comparsa di una qualsiasi malattia che chiaramente dipenderà molto dai fattori genetici ereditari.

Disturbi metabolici legati allo stress

Sul piano dei disturbi di natura metabolica si può analizzare una tematica non ancora approfondita nei precedenti articoli, riguardante il famosissimo “metabolic damage” (o danno metabolico).
Per danno metabolico si intende più precisamente quell’insieme di problematiche correlate a un metabolismo reso più lento e meno efficiente a causa di una continua e non cosciente restrizione calorica. Si assiste a un conseguente aumento dei livelli di cortisolo (e quindi dello stress), sensazione di fatica cronica, dal punto di vista ormonale avremo riduzione del testosterone, aumento degli estrogeni, riduzione del progesterone; scompensi degli ormoni tiroidei, problemi digestivi, resistenza alla leptina (con conseguente fame nervosa o sensazione di fame continua); ritenzione idrica e infine un aumento di grasso corporeo pur essendo in regime alimentare restrittivo.
Va da sé che possono incorrere nel danno metabolico tutte le persone che iniziano un programma di allenamento eccessivo e sopratutto una dieta che non prevede, o solo in minima parte, l’utilizzo dei glucidi.
Purtroppo però, il nostro corpo se non è più abituato a sintetizzare zuccheri per un certo periodo di tempo andrà in confusione e attuerà dei meccanismi di difesa del tutto fisiologici non appena li reintrodurremo.

  • Insulino resistenza, cioè una mancata capacità di assorbimento e stoccaggio dei carboidrati nei luoghi adeguati (fegato e muscolo), produzione anomala e oltre misura di insulina, con conseguente aumento della glicemia nel sangue, il che alla lunga può portare il soggetto a sviluppare diabete di tipo II, o mellito.
  • Tiroide, uno stress prolungato può compromettere la salute di questa importantissima ghiandola che regola la produzione ormonale di tutto il corpo, può portare alla formazione di noduli, aumento di peso, spossatezza, depressione, insonnia ,irritabilità, incapacità di concentrarsi, costipazione.
  • Sindrome metabolica, insieme di fattori assolutamente dannosi per l’organismo in quanto si sommano all’ipertensione anche il sovrappeso, la difficoltà di perdere peso in eccesso, insulino resistenza e diabete di tipo due, problemi cardiovascolari.

Ricordiamo inoltre che un eccesso di cortisolo avrà comunque molti effetti indesiderati, soprattutto nelle donne in quanto esso tende a bloccare i recettori del progesterone rendendoli meno sensibili al progesterone stesso. Meno progesterone verrà prodotto per produrre più cortisolo. Una mancanza o insufficienza di progesterone provoca anche uno squilibrio nel rapporto fra progesterone ed estrogeni con un eccesso relativo di questi ultimi, creando quella situazione che viene definita come “dominanza estrogenica”.

Danno metabolico: sintomi e cura preventiva

Possiamo uscire dal danno metabolico attuando delle modifiche alla nostra dieta e all’allanamento. Dobbiamo capire che i carboidrati sono parte integrante dell’alimentazione, proprio per un discorso di utilizzazione anche delle scorte che sono a stoccaggio, in modo tale da consentire all’organismo di imparare nuovamente quando e come riutilizzarli. Il metabolismo riprenderà a funzionare adeguatamente anche perché l’allenamento sarà diverso e molto più condotto entro un regime di alto impatto a utilizzo dei glucidi con conseguenti picchi e della FC MAX, e dunque anche un consumo maggiore di liquidi e conseguente diminuzione della ritenzione idrica.
È bene utilizzare anche un regolatore glicemico che sia in grado di mantenere la cosiddetta “quiete insulinica” e renda più facilmente assimilabili i carboidrati, veicolandoli a scorta muscolare ed epatica e non solo come riserva in eccesso.
CHNOS MIMETIC e Glucovit ci permettono di coadiuvare tale processo con all’interno estratti di berberina, acido lipoico, cromo ed estratto di cannella che garantiscono una migliore assimilazione degli zuccheri.
Si può lavorare inoltre sulla prevenzione della stanchezza surrenale, cercando di migliorare la nostra risposta allo stress trasformandola in un’azione di contrasto positiva e stimolante per far si che la salute non si comprometta.
Ecco che allora la natura ci invia ancora degli estratti naturali contenuti in integratori come Ashwagandha e NeuroSURGE dove le piante che li compongono ci permettono di conservare uno stato attentivo e di allerta (rhodiola) e un’azione più “rilassante” (ashwagandha), ecco che dunque tali estratti si pongono come adattogeni, ciò significa che ci permettono di convertire lo stimolo negativo in positivo, e affrontare la quotidianità al meglio delle nostre possibilità.


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