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Dieta del gruppo sanguigno. L'Emodieta

Dieta del gruppo sanguigno. L'Emodieta

di in Nutrizione - Diete

ultima modifica: 12 luglio 2016


L'emodieta non è altro che un regime alimentare studiato ad hoc, in base al gruppo sanguigno. Alcuni medici l'approvano altri la condannano apertamente. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Principi della dieta del gruppo sanguigno

L' emodieta è un approccio alimentare teorizzato nel 1957 dal naturopata statunitense James D’Adamo e strutturata dal figlio Peter J. D’Adamo.

Questo approccio al cibo non è da considerarsi una vera e propria dieta, difatti il suo obiettivo non è il dimagrimento (o almeno non la sua funzione di base) ma bensii il miglioramento della salute dell’individuo e la riduzione dei fattori di rischio riguardanti malattie croniche e patologie cardiovascolari.

Il principio alla base dell' emodieta consiste nel ipotesi che i vari gruppi sanguigni, (A, B, AB e O) si siano sviluppati in epoche diverse a causa di diversi stili alimentari e comportamentali.

Di seguito è riportata la frequenza media in percentuale dei 4 gruppi sanguigni In Europa e la loro classificazione secondo D’ Adamo.


1 GRUPPO O, 40%,  cacciatore/raccoglitore non dispone di antigeni (un recettore presente sulla membrana dei globuli rossi) e possiede anticorpi diretti contro gli antigeni del gruppo A e B.

2 GRUPPO  A, 40%,  agricoltore presenta l'antigene A e anticorpi anti-B, pertanto non puo ricevere sangue del gruppo B.

3 GRUPPO B, 15%, nomade/pastore possiede l'antigene B e anticorpi anti-A, quindi non puo ricevere sangue di gruppo A.

4 GRUPPO AB, 5% moderno/enigma presenta gli antigeni A e B, mentre non ha a disposizione anticorpi anti-A e anti-B, perciò puo si, ricevere il sangue dagli altri gruppi, ma non è in grado di donare il sangue se non a soggetti dello stesso gruppo.

Ecco cosa mangiare in base al proprio gruppo sanguigno

Per ogni gruppo D’ Adamo elencò un insieme di cibi “benefici”, “neutri” e “nocivi” differenti per gruppo sanguigno, attraverso l’osservazione di soggetti, i quali, nonostante seguissero una dieta composta da esclusivamente cibi per così dire “salutari”, non riuscivano a trarne alcun beneficio anzi, sembravano addirittura peggiorare.

Gli alimenti benefici sono quelli che se ingeriti portano solo conseguenze positive all' organismo agendo come veri e propri farmaci nel potenziamento del sistema immunitario.

Quelli neutri non hanno ne effetti positivi ne negativi, sono semplicemente tollerati e possono essere inseriti nel proprio piano alimentare da tutti i gruppi senza farsi troppi problemi.

Gli alimenti nocivi  infine sono ritenuti non compatibili con il sistema immunitario del soggetto e il loro utilizzo può essere ritenuto la causa della comparsa di patologie.

La teoria dell’emodieta ha inoltre riscontrato, una maggiore incidenza patologica a seconda del gruppo sanguigno di apparternenza; Gli individui che presentano il gruppo A soffrirebbero prevalentemente di anemia, disturbi epatici e diabete di Tipo 1, quelli del gruppo B di malattie autoimmuni (il diabete di Tipo 1 è una patologia il più delle volte autoimmune) mentre gli appartenenti al gruppo AB sarebbero maggiormente predisposti a contrarre patologie cardiovascolari.

La domanda che si fanno tutti a questo punto è ‘’la differenziazione degli alimenti è stata effettuata solo tramite osservazione o esiste anche una base biochimica?’’

Ebbene si, un ruolo fondamentale è rivestito dalle lectine, una famiglia di proteine specifiche per determinati zuccheri con un ruolo estremamente importante nel riconoscimento dei polisaccaridi presenti nelle membrane cellulari.  
Esse sono presenti negli alimenti, sulla mucosa del tubo digerente (compresi i dotti epatici e pancreatici), sui microrganismi saprofiti e su quelli patogeni.

Queste proteine, se introdotte nell’alimentazione di persone con il gruppo sanguigno “non compatibile”, porterebbero alla glutinazione dei globuli rossi che consiste nella formazione di agglomerati di antigeni ( a causa di anticorpi specifici) che precipitano avviando un processo infiammatorio con sintomologia simile a quella di una intolleranza.

Le lectine dell’apparato digerente non sono per tutti della medesima composizione chimica, esse infatti hanno caratteristiche che derivano dagli antigeni presenti sulla membrana degli elementi corpuscolari presenti nel sangue, in particolare dei globuli rossi (nel caso del gruppo 0 sono assenti sia gli antigeni che le lectine ad essi simili).

Se ingeriamo un alimento che contiene lectine non compatibili con il nostro gruppo sanguigno queste si depositeranno in un organo e inizieranno ad agglutinare i globuli rossi di quell’area provocando una reazione del sistema immunitario nel tentativo di rimuovere l’intruso.

Nella norma netti miglioramenti già si notano nell’arco di due settimane dall’inizio della dieta, ma ciò può variare in relazione al gruppo sanguigno (i gruppi 0 hanno risposte più rapide, mentre le persone di gruppo AB hanno risposte molto più lente), al tipo e alla cronicità della malattia, e all’età.

 

Dopo aver chiarito il processo per cui funziona, dovrebbe funzionare questo approccio alimentare passiamo ai consigli, presenti nel libro “Eating right for yourtype” ,pubblicato nel 1997.

Dieta del gruppo sanguigno. Gruppo 0 (zero)

Gli individui che appartengono al gruppo 0 presentano di solito un sistema digerente molto attivo, ma a cui risulta difficoltoso adattarsi a cambiamenti ambientali e nutrizionali.

E sconsigliata l'assunzione di cereali ( in particolare frumento), salumi, latte e derivati, caffè, tè, alcolici e bevande gasate; è invece suggerita la consumazione di carni magre, frutta (lontano dai pasti) e verdura (condita con olio extra vergine di oliva).

Dieta del gruppo sanguigno. Gruppo A

Per il gruppo A  invece è stata provata una grande capacità di adattamento, sebbene presentino un  apparato digestivo fragile ed un sistema immunitario non particolarmente efficiente. Questi soggetti dovrebbero prediligere una dieta quasi vegetariana limitando anche in questo caso il consumo di prodotti a base di frumento. È preferibile il pesce rispetto alla carne, che deve essere preferibilmente di animale piccolo, come spuntini  invece introdurre dei semi oleosi o frutta secca sembra essere la scielta giusta.

Dieta del Gruppo sanguigno. Gruppo B

Il gruppo B, essendo un gruppo "recente", presenta un sistema digerente particolarmente efficiente con grandi capacità di adattamento. I Consigli dietetici sono di mangiare in modo molto differenziato con predilezione per latte e latticini derivanti da ovini e caprini3, carni magre (di animale piccolo), pesce (evitando però i frutti di mare) e la verdura a foglia. Infine è meglio  non esagerare con i prodotti a base di frumento, con frutta secca e semi oleosi.

Dieta del gruppo sanguigno. Gruppo AB

Il gruppo AB infine presenta un apparato digerente piuttosto debole ed un sistema immunitario altrettanto vulnerabile, in questi casi è consigliato evitare le carni rosse, preferendo il pesce e i frutti di mare, bere latte di capra e mangiare latticini e formaggi (derivati da ovini e caprini) nonchè bere moderatamente vino, caffè e tè verde.
Viene suggerito inoltre di limitare il consumo di prodotti a base di farina di frumento integrale, privilegiando il riso integrale alla pasta e di abbondare con la frutta (prima dei pasti) e la verdura.

Ma tutto questo è vero?

D'Adamo parte da considerazioni scientificamente accettabili ma, le conclusioni pratiche sono errate. È dimostrato che le lectine causano l’agglutinazione del sangue solo in rarissimi casi, dunque è molto improbabile che i problemi che l'emodieta promette di risolvere siano effettivamente causati dalle lectine e dal agglutinazione da esse causata.

Inoltre la maggior parte delle lectine che introduciamo con l'alimentazione non sono gruppo sanguigno specifiche, ovvero non danno agglutinazione con tutti i gruppi sanguigni o la danno affatto.

In conclusione è comunque possibile un elevato effetto placebo per coloro che applicano questa ‘’dieta’’ cioè la semplice convinzione di seguire un alimentazione che gli porterà dei benefici determina indipendentemente dalla sua reale efficacia un effettivo miglioramento.

 

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