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Come riconoscere la qualità e la purezza di un integratore di proteine

Come riconoscere la qualità e la purezza di un integratore di proteine

di in Nutrizione - Proteine

ultima modifica: 10 maggio 2018


Oggigiorno è sempre più difficile fare scelte consapevoli in materia di integratori proteici. Spesso si finisce col cadere in confusione a causa dal linguaggio tecnico usato nelle etichette. In altri casi si viene attirati da un packaging accattivante, che però, spesso e volentieri, cela un prodotto mediocre, che non mantiene le promesse.
In questo articolo tratteremo delle principali caratteristiche da ricercarsi in un integratore proteico di alta qualità e daremo alcune dritte per evitare i prodotti di dubbio valore.

Riconoscere la percentuale proteica di una proteina analizzandone ingredienti e colore.

Nella giungla degli integratori spesso ci si imbatte in prodotti proteici dai colori più disparati e dalle formule e loghi che fanno intendere la qualità di un prodotto. Ogni ditta produttrice vanta la qualità dei propri prodotti su diverse basi come per esempio sfoggiare loghi altisonanti di materie prime, la solubilità oppure il gusto. Ma è veramente così?

Gli ingredienti

È importante leggere con attenzione gli ingredienti riportati in tabella nutrizionale perché molte volte è possibile sapere se il prodotto è costituito veramente da sole proteine oppure da altri elementi indesiderati. Partiamo dal presupposto che chi acquista un integratore di proteine esige un prodotto che risponda a determinate esigenze e standard di qualità. L’analisi del valore biologico (VB) e il punteggio chimico (IPC) di una proteina sono solo alcuni parametri che possono indicarci se la proteina che abbiamo acquistato risponda a certi standard oppure no.

L'ordine è importante...

Nella lettura degli ingredienti il primo principio attivo è l’elemento maggiormente presente all’interno del prodotto. Se è presente la dicitura proteine del siero del latte concentrate (WPC) siamo di fronte a una proteina che contiene fino al 70-80% di proteine con ridotte quantità di lattosio e grassi. Molte persone hanno l'impressione che una WPC sia intrinsecamente inferiore a un isolato. Questo è semplicemente FALSO. Sebbene le WPC contengano meno proteine rispetto a un isolato, una WPC di alta qualità contiene tutti i tipi di composti interessanti che non si trovano negli isolati.

Fattori di crescita e pro/contro delle WPC

I buoni concentrati contengono livelli molto più alti di fattori di crescita, come IGF-1, TGF-1 e TGF-2. Contengono livelli molto più alti di vari fosfolipidi e vari lipidi bioattivi, come l'acido linoleico coniugato (CLA), e spesso contengono livelli più alti di immunoglobuline e lattoferrina.
Gli svantaggi delle WPC sono che hanno un contenuto proteico leggermente inferiore a quelle di un isolato e contengono livelli più elevati di grassi (sebbene questi grassi possano avere effetti benefici) e livelli più elevati di lattosio.
Le persone non dovrebbero avere l'impressione che una WPC ben fatta sia intrinsecamente inferiore a un isolato proteico di siero di latte (WPI) e potrebbe in effetti essere una scelta superiore, a seconda degli obiettivi della persona.

Proteine del siero isolate

Se leggiamo proteine del siero isolate (WPI) siamo di fronte a una proteina che generalmente contiene fino al 90% di proteine. Le WPI contengono il 90% di contenuto proteico con un minimo di lattosio e praticamente 0 grassi. Il vantaggio di una buona WPI è che contiene più proteine e meno grassi, lattosio e cenere rispetto alle WPC. Tuttavia, dovrebbe essere chiaro al lettore che il siero è molto più complicato del semplice contenuto proteico, e il contenuto proteico di per sé è lontano dall’essere il fattore più importante nel decidere quale siero di latte utilizzare.

Lo scambio ionico

Per esempio, lo scambio ionico ha i più alti livelli di proteine di qualsiasi isolato. Questo lo rende la scelta migliore per un isolato? No, ma molte aziende lo spingono ancora come il Santo Graal del siero di latte.
Lo scambio ionico avviene prendendo un concentrato e facendolo passare attraverso quella che viene chiamata una colonna a "scambio ionico" per ottenere un "isolato di siero di scambio ionico". Sembra carino, ma ci sono seri inconvenienti a questo metodo.
Come accennato in precedenza, le proteine del siero del latte sono una proteina complessa formata da molti peptidi a sub-frazione che hanno i loro effetti unici sulla salute, l'immunità, ecc. Alcune di queste sottofrazioni si trovano solo in quantità molto piccole. In verità, le sottofrazioni sono in realtà ciò che alla fine rende il siero di latte la proteina unica che è.
A causa della natura del processo di scambio ionico, le componenti più preziose e benefiche per la salute vengono selettivamente esaurite. Sebbene il contenuto di proteine sia aumentato, molte delle sottofrazioni più importanti vengono perse o notevolmente ridotte.
Questo è ciò che rende gli isolati di scambio ionico una scelta sbagliata per un vero integratore di proteine del siero di latte di terza generazione, sebbene molte aziende lo utilizzino ancora come fonte isolata a causa del maggiore contenuto proteico.

Un pò di terminologia

Questo ci accompagna piacevolmente nel guardare gli isolati di siero di latte micro filtrato. Con la gamma delle più recenti tecniche di elaborazione utilizzate per realizzare WPI - o estrarre varie sottofrazioni - come filtrazione a filtrazione incrociata (CFM) ultra filtrante (UF), microfiltrazione (MF), osmosi inversa (RO), filtrazione dinamica a membrana (DMF), cromatografia a scambio ionico (IEC), elettro-ultrafiltrazione (UE), cromatografia a flusso radiale (RFC) e nano filtrazione (NF), i produttori ora possono produrre proteine del siero del latte di altissima qualità e uniche. Forse il più familiare micro-filtro isolato per i lettori è CFM.
La CFM è il metodo di lavorazione che utilizza tecniche di microfiltratura a bassa temperatura che consentono la produzione di contenuti proteici molto elevati (90%), la conservazione di importanti sottofrazioni e contenuto di grassi e lattosio estremamente basso, praticamente senza proteine non denaturate.
La CFM è un processo naturale non chimico che impiega filtri ceramici ad alta tecnologia, a differenza dello scambio ionico, che prevede l'uso di regimi chimici come l'acido cloridrico e l'idrossido di sodio.

L'isolato di siero CFM di latte contiene anche elevate quantità di calcio e basse quantità di sodio.

Proteinde del siero idrolizzate

Se leggiamo "idrolizzato" (WPH) significa fondamentalmente che la proteina è stata "scomposta" parzialmente in peptidi di diversa lunghezza.
Poiché la proteina è già parzialmente "scomposta", viene assorbita più rapidamente, il che può avere effetti positivi in determinate circostanze, in determinate condizioni metaboliche.

È importante saper interpretare se l’idrolizzato è da concentrato o da isolato. Nel primo caso se leggiamo tra gli ingredienti "proteine del siero concentrate idrolizzate" saremo di fronte a una proteina con un contenuto proteico non superiore all’80% mentre nel secondo caso se leggiamo "proteine del siero isolate idrolizzate" saremo di fronte a una proteina con un contenuto proteico prossimo al 90% e con un contenuto di carboidrati e grassi praticamente 0.

Cosa altera la percentuale proteica

 

La percentuale proteica può essere alterata se leggendo tra gli ingredienti troviamo indicati alcuni aminoacidi in forma libera come ad esempio: glicina, alanina, lisina, acido glutammico, leucina, isoleucina, valina.

Sebbene di primo acchito al lettore può essere un vantaggio avere aminoacidi in forma libera all’interno di un prodotto proteico, è importante però considerare che tali aminoacidi non hanno nessuna funzione all’interno di un prodotto prettamente proteico con funzione plastica.

Anzi, alterano il valore biologico (VB) e il punteggio chimico (IPC) della proteina stessa.


Se l’intenzione è quella di acquistare una proteina di qualità pura è importante che tra gli ingredienti non siano presenti aminoacidi in forma libera di nessun genere.


Gli aminoacidi in forma libera possono essere acquistati in prodotti studiati per altri scopi.

L'importanza del colore in una polvere proteica

Un altro elemento per valutare la percentuale proteica di un prodotto è analizzare il colore della polvere proteica aromatizzata. Spesso si confonde una proteina gustosa, buona e solubile con la qualità. Vogliamo ricordare che anche lo zucchero è solubile. E spesso l'aggiunta di maltodestrine tra gli ingredienti ne è un esempio.

E una proteina fortemente aromatizzata farà scendere drasticamente la percentuale proteica del prodotto.

Chi acquista un integratore proteico deve aspettarsi e pretendere un prodotto puro, non alterato da aminoacidi in forma libera e non fortemente aromatizzato. Tali elementi non faranno altro che alterare la qualità stessa del prodotto.

Possibili effetti collaterali degli aromi


Non vi è mai capitato che in determinati momenti della giornata, spesso dopo lo shaker proteico, si avverte una sensazione di "gonfiore addominale"? Le cause sono nella maggioranza dei casi dovute a elevato consumo di aromi che l'organismo non tollera.


È opportuno dunque affidarsi a dei prodotti non troppo aromatizzati, eliminando in parte la sostanza "incriminata", si può assistere a una rapida regressione della sintomatologia.

Pertanto le problematiche intestinali o digestive che possono verificarsi non sono esclusivamente attribuibili al contenuto di lattosio.

La ritenzione idrica è quell’accumulo di fluidi che si verifica nel sistema circolatorio e nei tessuti. Gli alimenti ricchi di zucchero, specialmente i dolcificanti artificiali e gli aromi, causano dei rapidi picchi di zucchero nel sangue e livelli di insulina che porteranno le cellule a trattenere più sodio, aumentandone il riassorbimento nei reni e quindi la ritenzione idrica.

Pertanto ci sono vari e ovvi motivi per scegliere una proteina a basso contenuto di aromi o ancora meglio 100% naturale.

Altri elementi indesiderati

In un mercato come quello degli integratori ormai volto a una clientela ben più ampia e non solo a quella degli sportivi, l’aggiunta di elementi come per esempio olio di palma, maltodestrine, gomma di xantano o carragenina oppure proteine del latte renderà sì la proteina più gustosa, ma perderà completamente quella funzionalità di integratore dietetico o sportivo.

Pertanto se leggete tra gli ingredienti olio di palma, maltodestrine, gomma di xantano o carragenina o proteine del latte (da non confondere con siero), siamo di fronte a un prodotto che al palato potrà darvi forti piaceri, ma non dal punto di vista fisico prestazionale e dietetico.

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