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Berberina e Colesterolo | Evidenze Scientifiche sul Colesterolo Alto

Berberina e Colesterolo | Evidenze Scientifiche sul Colesterolo Alto

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ultima modifica: 08 giugno 2020


La berberina è una sostanza dall'azione ipolipemizzante e ipoglicemizzante che aiuta a contrastare l'innalzamento eccessivo del colesterolo nel sangue. Scopri i benefici e le caratterische della berberina come straordinario supporto per il sistema cardiocircolatorio!

Le malattie cardiovascolari o CVDs (Cardio Vascular Diseases) sono tra le patologie più diffuse, con tassi di morbilità e morbidità elevatissimi che, nel loro insieme, rappresentano la prima causa di morte a livello mondiale.

 

I fattori che ne determinano la patogenesi dipendono sia dalla genetica (predisposizioni specifiche) sia da cause epigenetiche (ambiente, stile di vita), le cui interconnessioni ne complicano considerevolmente l'analisi, la diagnosi e i successivi trattamenti. Si ritiene che l'aterosclerosi sia l'evento principale alla base della maggior parte delle CVDs e, anche se non si sa con chiarezza perché, esiste una forte correlazione con le alterazioni del metabolismo lipidico (dislipidemie), in particolare l'ipercolesterolemia o "colesterolo alto".

Ipercolesterolemia: cause, sintomi, prevenzione

colesterolo cattivo che si accumula nelle vene

 

 

L'ipercolesterolemia è caratterizzata da valori di trigliceridi e colesterolo elevati nel sangue. Nonostante la credenza comune, il colesterolo in sé è una molecola essenziale per la vita, essendo un costituente strutturale delle membrane cellulari implicato anche in una miriade di processi vitali (neurotrasmissione, produzione e signalling ormonale ecc.). Quando i valori non rientrano nei range ottimali, insorgono le problematiche.

Metabolismo del colesterolo

Per comprendere il fenomeno è fondamentale accennare brevemente al metabolismo del colesterolo:

Una volta prodotto a livello epatico, il colesterolo viene trasportato e distribuito attraverso il sangue principalmente da due classi di lipoproteine rappresentanti, tra l'altro, due tra i markers più importanti negli esami clinici per valutare lo stato di salute di una persona:

  • High densitylipoprotein HDL ("colesterolo buono")
    Sono responsabili del "recupero" del colesterolo in eccesso dai tessuti periferici per veicolarlo al fegato, deputato all'eliminazione. In gergo tecnico si dice che agiscono come degli spazzini (scavenger).
  • Low densitylipoprotein LDL ("colesterolo cattivo")
    Trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti periferici, dove viene internalizzato dalle cellule per essere metabolizzato e utilizzato. Esercitano quindi un'azione opposta alle HDL.

Cosa succede in caso di colesterolo elevato?

colesterolo hdl e ldl

  • Le LDL aumentano, depositando più colesterolo a livello periferico. Inoltre, le quantità in eccesso rimangono libere nel torrente sanguigno perché il fegato non è più in grado di smaltirle adeguatamente.
  • Le HDL rimangono stabili/diminuiscono, non riuscendo in ogni caso a fronteggiare efficientemente la situazione.

Nel complesso, questo porta alla formazione della placca aterosclerotica e alla comparsa delle problematiche a essa connesse (infiammazione massiva, ossidazione delle LDL, restringimento del lume vascolare, rischio di trombi e ischemie, disfunzioni multi-organo). L'omeostasi lipidica (equilibrio dei tipi di lipidi) è quindi fondamentale per garantire una salute cardiovascolare ottimale e una migliore qualità della vita.

Prevenzione

La strategia ideale in ottica preventiva e conservativa consiste nell'adottare uno stile di vita sano (alimentazione bilanciata e attività fisica regolare), aspetto tuttavia non sempre facile da gestire. Comportamenti errati protratti nel tempo possono alterare l'equilibrio dei lipidi in misura tale da rendere vani questi accorgimenti e richiedere, di conseguenza, altri approcci.

 

Farmacologicamente, le iperlipemie vengono trattate tramite le statine che, inibendo un enzima specifico (HMG-CoA reduttasi) implicato nella sintesi di un precursore del colesterolo, ne impediscono la biosintesi a monte. Tuttavia, in alcuni soggetti provocano problematiche non trascurabili, rendendo necessaria la ricerca e sviluppo di farmaci con effetto equiparabile/superiore ed effetti collaterali decisamente minori.

Berberina: un alleato per cuore e arterie

fiori e frutti di berberis vulgaris

 

Un contributo importante può derivare dagli integratori alimentari, sempre che non si tratti di casistiche per le quali risulta inevitabile l'intervento farmacologico. Valutare insieme al proprio medico l'utilizzo d'integratori specifici potrebbe rivelarsi, quindi, un'ottima strategia.

 

Molti prodotti basati su molecole presenti in natura - e contenute in erbe, radici e piante - sono in grado d'influenzare in maniera considerevole l'equilibrio lipidico. La berberina (BBR), per esempio, è un nutraceutico che si è guadagnato la fama di "novelcholesterol-loweringdrug", valido aiuto per abbassare i livelli di colesterolo. Approfondiamo allora la sua conoscenza e i suoi utilizzi!

Benefici e proprietà della berberina

La berberina rappresenta il composto bioattivo presente in molte piante appartenenti alla famiglia delle Berberidacee, come Berberis vulgaris, Coptis chinensis, Berberis aristata.

Chimicamente, appartenente alla classe degli alcaloidi e si presenta come polvere gialla inodore e amara. Oltre all'estrazione naturale, può essere ottenuta anche mediante sintesi chimica.

Conosciuta e utilizzata da oltre 2000 anni nella medicina cinese e ayurvedica, recentemente ha attirato l'attenzione di ricercatori e medici in virtù delle sue proprietà interessanti dal punto di vista farmacologico, che attribuiscono alla berberina un'azione coadiuvante in senso:

  • ipoglicemizzante,
  • antiinfiammatoria,
  • immunomodulante,
  • ipotensiva
  • ipocolesterolemizzante.

Biodisponibilità e metabolismo

Come per altri farmaci e molecole assunti oralmente, la sua efficacia è fortemente limitata da una bassa biodisponibilità. Questo è causato da una proteina (proteina P) la cui funzione consiste nell'impedire a più classi di sostanze l'accumulo in cellula, pompandole letteralmente fuori da essa. Per bypassare questo meccanismo protettivo, si utilizzano in genere agenti particolari (inibitori, carrier di trasporto) o formulazioni specifiche. Una volta assorbita a livello intestinale, la berberina e i suoi metaboliti si distribuiscono rapidamente in tutti gli organi e tessuti dove esercitano le loro funzioni. L'escrezione avviene infine attraverso la bile, le urine e le feci.

Applicazioni

La berberina è affascinante da studiare perché sembra nata per aiutare a contrastare ogni complicanza che caratterizza le patologie cardiovascolari-metaboliche, il più delle volte associate tra loro. Principalmente, è conosciuta per il suo impiego nel coadiuvare il trattamento degli squilibri del metabolismo glucidico (alterata tolleranza al glucosio, insulino resistenza, diabete di tipo 2 T2DM), nei quali esercita un'azione ipoglicemizzante in misura paragonabile alla metformina, farmaco orale di elezione per il T2DM, a parità di dose.

Anche nelle dislipidemie sono stati ottenuti risultati promettenti, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dell'ipercolesterolemia e dei disordini a essa connessi. Questo ne giustifica l'ampio utilizzo come adiuvante di altri farmaci o come supporto a sé stante.

Come agisce la berberina?

Coscinium fenestratum contenente berberina

 

I meccanismi direttamente responsabili degli effetti ipocolesterolemizzanti della berberina interessano due specifiche proteine coinvolte nel metabolismo del colesterolo.

  • LDLR o low density lipoprotein receptor
    Recettore che lega il colesterolo complessato con le LDL (LDL-C) e lo internalizza nelle cellule, abbassandone di conseguenza i livelli nel sangue. È primariamente espresso nel fegato, il cui compito comprende anche lo smaltimento del colesterolo in eccesso.
  • PCSK9 (Proproteinconvertasesubtilisin/kexintype 9)
    Proteina in grado di favorire la degradazione del LDLR, riducendo la capacità di clearance e aumentando di riflesso le LDL-C in circolo.

Da ciò deduciamo l'importanza e la necessità d'incrementare i livelli di LDLR.

Riassumendo, la berberina:

  • Incrementa l'espressione di LDLR epatico secondo vie metaboliche differenti rispetto a quelle attivate dalle statine, garantendo tale effetto anche in quei soggetti che non tollerano questi farmaci.
  • Inibisce direttamente PCSK9, target verso cui si stanno sviluppando le nuove generazioni di farmaci ipocolesterolemizzanti (per esempio, i nuovi anticorpi monoclonali anti-PCSK9).

Ulteriori effetti ipolipemizzanti sono riconducibili all'attivazione di AMPK, molecola centrale del metabolismo cellulare, che induce l'espressione di geni coinvolti nel processo di lipolisi e l'aumento dell'ossidazione degli acidi grassi. Contemporaneamente, limita l'espressione dei geni implicati nella lipogenesi. Non bisogna infine trascurare gli effetti che, seppur non diretti, contribuiscono a un miglioramento globale della situazione caratterizzata da una forte infiammazione cellulare, tissutale e numerosi danni a livello vascolare. In questo caso, il contributo antiinfiammatorio e immunomodulante è cruciale per il corretto riequilibrio della fisiologia dei vasi e del microambiente della placca aterosclerotica.

Dosaggio

Per quanto riguarda i dosaggi della berberina, la maggior parte dei trials clinici e degli studi effettuati prende in considerazione quantità che variano mediamente dai 500 mg ai 1500 mg al giorno, assunti generalmente in più momenti della giornata. Nel caso d'integratori con più principi attivi, la dose di berberina presente può essere inferiore, in relazione a eventuali sinergie con gli altri composti della formulazione considerata.

Avvertenze e controindicazioni

La berberina è una molecola con una buona tollerabilità e un profilo di utilizzo sicuro nella maggior parte dei casi. Per quanto riguarda gli effetti avversi sono stati segnalati solamente alcuni fastidi a livello gastrointestinale da alcuni soggetti.

Maggior attenzione va posta invece nel caso in cui c'è un utilizzo concomitante di determinate classi di farmaci, perché la berberina, a causa della sua azione sull'espressione/attività di alcuni citocromi, potrebbe alterarne la farmacocinetica, rendendo necessarie modifiche nella posologia. Il suo utilizzo, quindi, deve essere attentamente valutato per ogni soggetto.

Conclusioni

Personalmente, ritengo la berberina uno dei nutraceutici più promettenti alla luce dell'ampia letteratura scientifica e delle numerose applicazioni cliniche che ne evidenziano i benefici. Sicuramente, vale la pena valorizzare la ricerca su questa sostanza per comprendere più a fondo le sue tante proprietà benefiche.

 

 

 

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