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Moda high tech per ripulire i mari
Moda high tech per ripulire i mari

Moda high tech per ripulire i mari

Data: 09 ottobre 2020

Parola d'ordine: riciclare!!!

Per tantissimi, la plastica, è soltanto spazzatura; per molti, invece, è un bene troppo prezioso per essere considerata soltanto un rifiuto.
La pensa così anche il mondo della moda che, attraverso il recupero della plastica dispersa nei mari, ha creato un vero e proprio business.

Con la plastica riciclata si crea di tutto: scarpe, borse, occhiali da sole e infiniti altri prodotti.
Ma nessuno avrebbe detto mai che, un giorno, avremmo potuto trovare la plastica recuperata, direttamente dagli oceani, sui manichini dei nostri negozi di abbigliamento preferiti.

 



Dai rifiuti di plastica agli abiti che diventano pregiati esattamente come quelli realizzati con materie prime usuali


Molto richiesti, apprezzati e amati, soprattutto, da molti brand che curano l'abbigliamento nel settore sportivo e traggono vantaggi dall'aspetto performante di questi nuovi tessuti; sono i capi che vengono dalla plastica riciclata e che contribuiscono alla salvezza del mare.

Quando è nata la plastica?

Circa due secoli fa, scoppia la moda del biliardo.
La produzione di palline aveva, però, costi elevatissimi: realizzate in avorio; necessitavano di nuovo materiale.

è da questo momento che le aziende produttrici iniziano a guardarsi intorno alla ricerca di qualcosa di più economico ed innovativo

Negli stessi anni, una fabbrica americana, promise diecimila dollari a chi avesse scoperto un materiale innovativo ed economico che potesse sostituire, definitivamente, l'avorio.

Fu il tipografo statunitense John Wesley Hyatt che, attraverso una serie di esperimenti, nel 1869 brevettò la celluloide che trovò, immediatamente, impiego presso i dentisti che iniziarono ad usarla per ottenere le impronte dei denti e divenne poi il materiale usato da allora per realizzare pettini per capelli, manici per le spazzole e moltissimi altri oggetti che fanno parte della nostra quotidianità.
Qualche anno dopo Rex Whinfield e James Tennant Dickson brevettarono, in Inghilterra, il polietilene tereftalato (PET) che si diffuse ovunque dopo la seconda guerra mondiale e divenne anche il materiale scelto per la realizzazione dei paracadute.

Con il miracolo economico degli anni ’60 la plastica inizia ad entrare dentro le case degli italiani: oggetti lucidi e lisci ma, soprattutto, accessibili a tutti

La fortuna della plastica ha una data: 11 marzo 1954; giorno nel quale Giulio Natta scrisse sulla sua agenda "ho realizzato il polipropilene" al quale, in seguito, venne dato il nome di Moplen ed utilizzato per creare di tutto: interni auto, giocattoli, stoviglie e contenitori.

Da queste materie di plastica si arrivò, in fretta, ai tecnopolimeri più resistenti e con caratteristriche tali da poter sostituire i prodotti tradizionali con risultati eccellenti tanto da essere usati in moltissimi campi: da quello militare per la produzione di giubotti antiproiettile e scudi antisommossa all'ottica per la produzione di lenti a contatto.
Da allora, qualunque sia la sua formula chimica, la plastica diventa parte della nostra quotidianità portando con sè tutti i problemi dei quali sentiamo molto spesso parlare.

 


non conosce biodegradabilità ed un suo cattivo processo di smaltimento è fonte di inquinamento


E allora cosa possiamo fare per ridurre il suo impatto sull'ambiente?!

La consapevolezza, dei reali effetti nocivi della plastica, ha portato alla nascita di numerose iniziative pronte a combattere l’inquinamento dei nostri oceani.
Optando per prodotti con meno imballaggi, il vuoto a rendere, il vetro al posto della plastica e la produzione di oggetti destinati a nuovi utilizzi; ci si muove verso la sostenibilità e un minor impatto ambientale che fa bene a tutti!!!

Dal recupero del Pet alle reti da pesca, ai pneumatici usati: la plastica si veste!!! 

Sempre più marchi di abbigliamento si stanno dedicando alla realizzazione di abiti in tessuti realizzati con filati di plastica riciclata.
In particolare, con tutta quella plastica che viene raccolta direttamente dagli oceani.
Sono capi prodotti senza l'utilizzo di materia prima, scarse emissioni di Co2 e quelli che nascono per ridurre, almeno in parte, l'inquinamento da plastica.
Diverse aziende hanno scelto, dunque, di diventare "ecofriendly" e di rivolgere la loro attenzione agli scarti da recuperare nei mari per trasformarli in abiti, costumi da bagno, scarpe e borse.
L’obiettivo è quello di mettere insieme etica ed estetica per creare prodotti belli e fascinosi ma con un impatto ambientale ridotto al minimo.

La plastica diventa una materia prima tutta da indossare..
In qualsiasi occasione: dalla spiaggia, in palestra, sulle passerelle di alta moda!

 

Lo "stay green" tra i giovani

Grazie alla spinta dei consumatori più giovani che ritrovano in "green" molti brand in sintonia con i loro interessi, salgono le ricerche per lo shopping legato alla sostenibilità.
Moltissime aziende hanno captato il segnale che può incentivare la conversione all'economia circolare.
Da qualche anno, ad esempio, una nota azienda produttrice mondiale di articoli sportivi, ha scelto di investire sulla plastica recuperata sulle coste e negli oceani per produrre le sue scarpe.
Sneakers e abbigliamento derivati da poliestere riciclitato a difesa dei mari collaborando attivamente con l'organizzazione
Parley for the Oceans impegnata da sempre nel raccogliere e rigenerare i rifiuti, in particolare, quelli trasportati sulle spiagge.

 

E a te piace?

sondaggio_si = Si, mi piace la moda eco-friendly

sondaggio_no = No, rimango sul classico

Materiali sicuri e salvaguardia del pianeta; la responsabilità non è solo nelle mani degli stilisti ma anche nelle nostre; i consumatori finali delle loro idee che, con le nostre scelte, possiamo determinare molte dinamiche di mercato.

Per realizzare un "pianeta fashion" ma anche sano è necessario rimanere connessi: consumatori che diventano consapevoli e brand che inseguono estetica ma anche etica.

 

 




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