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Quando si dice Cardo Mariano si dice fegato
Quando si dice Cardo Mariano si dice fegato

Quando si dice Cardo Mariano si dice fegato

Data: 06 maggio 2016

Il Cardo è una pianta officinale biennale della famiglia delle Asteracee, presente su tutto il bacino del mediterraneo.

Raggiunge l'altezza di 150 cm presentandosi glabra e molto spinosa.
Approvato negli Stati Uniti dal 1986 per il trattamento delle affezioni epatiche più diffuse, è oggi tra le piante maggiormente note per il supporto alla funzione epatica.

Silimarina, la miscela estratta dal Cardo

Può risultare utile contro gli effetti dannosi al fegato da parte di molte tossine chimiche, e le proprietà del Cardo sono da attribuirsi ad una miscela estratta dai suoi semi: la Silimarina (miscela di flavonolignani: silibina, silidianina, isosilibina e silicristina) la quale negli anni ha ottenuto il riconoscimento della sua utilità quale protettrice epatica in casi di:

  • alcolismo
  • terapie farmacologiche che, come noto, devono essere metabolizzate dal nostro fegato rischiando spesso di sovraccaricarlo di lavoro
  • alimentazioni eccessive o estreme (includerei tra queste ultime anche le alimentazioni cui si sottopongono molti atleti)
  • piani alimentari disintossicanti a seguito di alimentazioni errate protratte per anni
  • insulti tossinici di origine ambientale
  • insulti iatrogeni (causati da farmaci)
  • calcoli alla cistifellea

All'attività di detossicazione si aggiunge un'azione antiossidante nei confronti dei lipidi di membrana delle cellule epatiche, contribuendo così a proteggerle dal danno ossidativo (cattura radicali liberi).

Al Cardo viene anche attribuita una funzione di riduzione del rilascio di leucotrieni (sostanze pro-infiammatorie); da qui la sua azione antinfiammatoria riconosciuta da anni.

I semi di Cardo Mariano sono fonte di Silimarina

I semi di Cardo Mariano sono fonte di Silimarina

Utilizzo del Cardo Mariano

Il cardo mariano viene utilizzato quindi in tutte le epatopatie in cui sia rilevato un danno anatomo-funzionale, dato che può effettuare un'azione rigeneratrice nei confronti della cellula epatica e contribuisce a rendere più resistente la cellula nei confronti degli agenti epatotossici.

Il Cardo puo' essere assunto in estratto secco, tinture, capsule o decotti/tisane e ancora come rimedio omeopatico; il Cardo in toto, apportando Tiramina , viene usato con cautela in soggetti ipertesi poichè la Tiramina può causare incremento dei battiti cardiaci e della pressione arteriosa.

In tali soggetti è certamente da preferire l'uso della Silimarina, estratta direttamente dal Cardo stesso.

Lunghi periodi di assunzione possono costituire un valido aiuto per l'incessante e vitale attività epatica.

I semi, se tritati e polverizzati, sono noti per avere potere cicatrizzante sulle ferite se sparsi direttamente su queste ultime.

Non solo semi: uso di radici e foglie

Le radici del Cardo hanno anch'esse proprietà benefiche di tipo febbrifugo e diuretico mentre le foglie, non meno interessanti, si usano a scopo aperitivo (stimolazione dell'appetito).

Il Cardo viene infatti anche utilizzato nella realizzazione di liquori d'erbe.

Negli scritti di medicina naturale l'attività epatoprotettiva del Cardo è rinforzata dalla sinergia con altre piante il cui abbinamento amplifica i risultati ottenibili; l'uso del Cardo a sè stante viene un po' meno consigliato.

Decotto di Cardo

Se decidessimo di preparare un decotto "domestico" dovremmo seguire le seguenti accortezze nella preparazione: 3 grammi in 100 ml d'acqua; se ne consigliano 2/3 tazze al giorno; il suddetto decotto sembra essere utile in soggetti che soffrono di ipotensione (pressione bassa).

Il Cardo Mariano è anche detto Cardo latteo e si pensa abbia anche proprietà galattogene, ragion per cui venne usato sulle donne in allattamento al fine di incrementare la loro produzione di latte.

Cardo Mariano e Silimarina

Effetti collaterali

Possibili effetti collaterali dell'assunzione di Cardo, da tenere sempre comunque presenti, risultano essere:

  • effetto lassativo
  • cefalea
  • irritabilità (simpaticotonico)
  • gonfiore addominale
  • disidratazione (per effetto diuretico)

Bibliografia:

  • "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994
  • "Le piante della buona digestione", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere&Salute" - Anno VI, N.34, sett. 2001
  • www.anagen.net

Note:

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