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Allenamento al femminile: come scegliere il personal trainer che fa per te

Allenamento al femminile: come scegliere il personal trainer che fa per te

di in Allenamenti - Tecniche di allenamento

ultima modifica: 06 febbraio 2018


L'allenamento al femminile è una delle tematiche più dibattute del panorama del fitness e della Chinesiologia. Molti "colleghi" gestiscono i loro allenamenti e programmi quasi non considerando la loro natura diversa da quella maschile e soprattutto i loro obiettivi completamente opposti e notevolmente più focalizzati: dimagrimento e tonificazione.

Le peculiarità dell'allenamento al femminile

L’allenamento al femminile è una delle tematiche più dibattute del panorama del fitness e della Chinesiologia. Molti “colleghi” gestiscono i loro allenamenti e programmi quasi non considerando la loro natura diversa da quella maschile e soprattutto i loro obiettivi completamente opposti e notevolmente più focalizzati: dimagrimento e tonificazione.

Gli errori degli "esperti"

Generalmente sono questi i principali focus del pubblico femminile, che convincono il trainer di turno a massacrarle di allenamenti per cosce, glutei, interno ed esterno coscia. Ovviamente un programma ben strutturato non potrà mai comprendere esclusivamente tali gruppi muscolari, e soprattutto non dovrà mai esser pensato senza considerare la morfologia della persona e ciò che realmente può migliorare.
Se per esempio ci si trovasse davanti a una femmina morfologicamente di tipo ginoide,che pertanto tenderà ad accumulare adipe nella zona cosce-fianchi, non le si potrà mai promettere che alla fine dell’anno sportivo avrà dei glutei e delle gambe filiformi; senza dubbio potrà giovare di una condizione migliore di quella iniziale, ma mai fare false promesse prive di fondamento scientifico.
In effetti, molteplici sono le volte che si finisce per non essere completamente onesti e sinceri verso chi si ha di fronte, vuoi per l’esigenza di guadagnare, vuoi per l’inesperienza che inganna perfino il laureato in Scienze motorie nel convincersi che “è possibile realizzare tutti i desideri dell’utenza”.
Ed è proprio qui che bisogna prestare la massima attenzione: sia nell’esprimere il reale concetto che si ha in mente sui limiti dello scopo finale, sia nella modalità di espressione da adottare per non scadere nella mancata sensibilità e inadeguatezza.

Quando l'allenamento ha un impronta maschile

La donna, il più delle volte, sarà la persona più informata circa le tematiche del benessere e della cura della persona ed è bene quindi non cercare di raggirarla con finte promesse che non si potranno mantenere.

Alle volte invece si assiste a protocolli di allenamento dall’impronta maschile, volti ad assecondare il cliente super esigente nel timore di deludere le aspettative di soggetti fisicamente preparati e allenati, ma che spesso presentano stati di sovrallenamento conclamato, ma volutamente non considerato tale.
Esso corrisponde a un insieme di sintomi psico fisici che si verifica quando il volume, l’intensità e la frequenza dell’allenamento superano di gran lunga la capacità di recupero. Sintomi tipici di tale condizione sono: stanchezza, senso di affaticamento perenne, mal di testa, depressione, insonnia, alterazione dell’umore e dei ritmi sonno-veglia, irritabilità, dolori muscolari e ansia.
È possibile senza dubbio uscirne una volta accettata tale condizione e porre rimedio diminuendo i carichi, cambiando tipologia di allenamento inserendo nuove tecniche o approcci da varie discipline, cambiando orari di allenamento e, se necessario, diminuirne la durata.

L'importanza di sapere a chi ci si sta affidando...

Molte persone scelgono di affidarsi ad allenatori senza apporre uno sguardo critico su cosa si faccia realmente, credendo che tutti gli addetti ai lavori, o presunti tali, siano in grado di adempiere allo scopo prefissato e che riescano a evitare rischi sulla salute del soggetto.
Quanti realmente possono definirsi allenatori? Quanti sono in grado di prendere in carico le responsabilità che concernono i rischi eventuali a tutela della persona che si ha di fronte?
Domande che dovrebbero affliggere tutti coloro che decidono di intraprendere tale professione che, a parere mio, nasce da una vocazione: per pazienza, solidarietà e comprensione dell’animo umano prima di tutto, tutto il resto viene dopo ( guadagno, affiliazione). Se si è in grado di rispettare la persona che si affida a noi, senza dubbio ne conquisteremo la fiducia e potremo essere sicuri che tendenzialmente esegua le nostre raccomandazioni.

Le conseguenze di una fiducia mal riposta

La fede che l'atleta ha nei confronti del suo allenatore è un’arma a doppio taglio, poiché tanta è la fiducia riposta, tanto è l’ascolto e la messa in pratica delle nostre parole nel bene e nel male. Moltissimi i casi di ragazzine ed atlete donne che hanno compromesso spesso la propria salute per seguire indicazioni erronee, che le hanno portate a compromettere l’età dello sviluppo e maturazione sessuale.
Casi di amenorrea risultano diffusissimi fra le ginnaste e atlete professioniste che intraprendono percorsi tortuosi per raggiungere la vittoria a tutti i costi. Quando gli allenamenti diventano incalzanti, in termini di volume e intensità, quando l’alimentazione è ai minimi termini per rientrare in categorie di peso o per migliorare la performance; il ciclo mestruale si arresta unicamente per difesa in mancanza di una adeguata condizione fisica per manifestarsi.
L’amenorrea è proprio uno degli elementi che costituiscono la cosiddetta “Triade della donna atleta” che comprende cause concatenate fra loro:

  • squilibri alimentari dovuti a diete ipocaloriche;
  • disfunzione mestruale dovuta a un crollo degli estrogeni;
  • conseguente osteoporosi precoce.

Anche se il quadro sembra pressoché senza via di uscita, si potrà tentare una cooperazione fra i vari professionisti quali: il nutrizionista, il medico di famiglia e l’allenatore; per attuare un piano d’azione.

La parola d'ordine del trainer preparato: "In medio stat virtus"

Come in tutte le cose la via di mezzo è la strada giusta da percorrere. Trovare il giusto equilibrio nelle cose, tra la passione e le aspettative, sia per una giovane atleta sia per chi vuole rimettersi in forma entro un dato periodo, gestendo tutte le possibili variazioni entro gli eccessi.
Per questo l’obiettività del Chinesiologo e la sua professionalità devono essere alla base di ogni trattamento di una eventuale patologia e di ogni allenamento pensato per ottenere il risultato sperato dal cliente.

Alcuni consigli per riuscire a immedesimarsi con l'allievo

Pensare all’allenamento in base al rischio che la persona potrebbe correre (anche di tipo psicologico)

Se ci troviamo di fronte a una persona suscettibile a un certo stile alimentare particolarmente ipocalorico, che tenderà quasi a cessare la somministrazione di cibo, bisogna tentare quanto meno di non assecondare il suo desiderio di intraprendere regimi alimentari troppo restrittivi, cercando anzi di far capire quali siano le scelte migliori da fare per non trovarsi scarichi di energia durante l’allenamento.

Somministrazione di esercizi per livello e per obiettivo

Cercare sempre di visualizzare il soggetto dall’inizio del trattamento alla fine dell’anno sportivo sempre in base alle sue esigenze e non alla proiezione di noi stessi. Mai cadere nell’errore di credere che sia possibile sempre creare piccole riproduzioni viventi con i medesimi obiettivi e medesime aspettative.
Questo risulta potenzialmente pericoloso in quanto in quel momento l’allenatore è visto come un guru e dunque la persona potrebbe realmente emularlo sotto ogni punto di vista,anche quelli più dannosi.

Cercare esempi validi di soggetti che hanno fatto lo stesso percorso motivando l’allievo

Senza dubbio ci saranno persone che raccontino la loro storia e che condividano tutti gli obiettivi raggiunti su un dato percorso mediante i social. Esortare il proprio allievo a seguire gli input di queste persone può fungere da stimolo per poter adottare uno stile di vita adeguato e non chiudersi nelle proprie convinzioni il più delle volte erronee.

Curare il proprio animo e la propria individualità

Cercare sempre di esortare l’allievo a concedersi spazi privati per curare e rilassare la psiche, evitando di essere pressanti o troppo metodici nel lasciar spazio ai suoi attimi di svago sia dalla dieta che dall’allenamento per evitare di essere troppo coercitivi e proibizionisti, in quanto un clima di pressing e senso di colpa allontanerà sempre più l’allievo dal trainer.
Spesso infatti si compie l’errore madornale di non mettersi mai, o solo qualche volta, nei panni del cliente. Le sue esigenze, il suo livello, è completamente diverso (si presume) da quello del coach e pertanto occorre solamente rispettare le sue volontà.
Quando una persona si approccia a un allenatore per la prima volta non sa bene cosa lo/la aspetta, ma ciò che sa perfettamente è che vuole apporre un cambiamento al proprio corpo e che per fare ciò è disposto a tutto, ma quanto effettivamente può essere compreso e accontentato se non ci si pone per un secondo dall’altro lato?

L'ascolto come pietra angolare del rapporto allievo/allenatore

Ascoltare è la parola chiave, il verbo che racchiude le radici del rapporto con un allievo, il farlo sentire l’unico protagonista della storia che deve necessariamente essere avvincente e ricca di emozioni per carpire la sua attenzione a ogni allenamento. Capire chi si ha di fronte per poter attuare una regia infallibile di esercizi mirati e giusti con il giusto approccio motivazionale che dovremo trasmettergli per far si che ci sia solo un finale: la sua felicità.

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